La revoca dell’amministratore di condominio è soggetta a mediazione obbligatoria?

Commento a Cassazione Civile, sez. VI-2, ord. 18 gennaio 2018, n. 1237.

Secondo la ricostruzione della Suprema Corte di Cassazione, è inammissibile la censura in punto di legittimità mirante a sindacare la decisione sulla questione della soggezione del giudizio di revoca dell’amministratore di condominio alla mediazione obbligatoria. Ciò, val bene anticipare fin d’ora le conclusioni, in quanto si tratterebbe di provvedimento di volontaria giurisdizione sprovvisto dei caratteri della definitività e della decisorietà.
Nell’affrontare la questione, occorre necessariamente muovere da una considerazione preliminare: da un lato, infatti, è senz’altro vero che l’art. 71 – quater, disp. att. c. c., precisa che per “controversie in materia di condominio”, ai sensi dell’art 5, D.lgs 28/2010, devono intendersi, tra le altre, quelle contemplate negli artt. da 61 a 72 delle medesime disp. att. c.c. (tra le quali, dunque, si colloca anche l’ipotesi di cui all’art. 64 delle disposizioni stesse, relativo, come è noto, alla revoca dell’amministratore). Dall’altro, tuttavia, l’art. 5, co. 4, lett. f), D.lgs 28/2010, non sembra dare adito a dubbi di sorta laddove dispone che il meccanismo della condizione di procedibilità non si applica nei procedimenti in camera di consiglio; e, in effetti, il giudizio di revoca dell’amministratore di condominio è un procedimento camerale plurilaterale tipico, nel quale l’intervento del giudice è diretto all’attività di gestione di interessi e non culmina in un provvedimento avente efficacia decisoria, tanto che non è indispensabile il patrocinio di un difensore legalmente esercente (cfr., in tal senso, Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ord. 23 giugno 2017, n. 15706).
Ciò premesso, nel caso di specie il Tribunale adito, all’esito del procedimento di revoca giudiziale dall’incarico di amministratore condominiale ex art. 64 disp. att. c.c., dichiarava improcedibile la domanda del condomino ricorrente in quanto questi non aveva partecipato all’incontro dinanzi al mediatore agli effetti del D.lgs. 28/2010.
Il decreto del Tribunale veniva conseguentemente impugnato dal ricorrente, ma la Corte d’appello rigettava il reclamo sulla base, fondamentalmente, di due considerazioni:
in primo luogo, dovendosi confermare l’interpretazione del Tribunale, secondo cui il procedimento di mediazione obbligatoria è applicabile anche al giudizio di revoca dell’amministratore di condominio, nonostante si tratti di procedimento in camera di consiglio; ciò stante la previsione dell’art. 71 – quater, disp. att. c. c. (secondo cui per “controversie in materia di condominio”, ai sensi del D.lgs 28/2010, si intendono, come detto, tra le altre, quelle degli artt. da 61 a 72, disp. att. c.c.);
di conseguenza, il mancato espletamento del procedimento di mediazione implica, ineludibilmente, il non perfezionamento della condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
Il condomino ricorrente, quindi, ricorreva in Cassazione, sostenendo che il decreto del Tribunale avrebbe natura di sentenza, in punto di decisorietà e di definitività e, quindi, di idoneità al consolidarsi dl giudicato, e che il procedimento finalizzato all’ottenimento della revoca dell’amministratore di condominio non soggiacerebbe all’istituto della mediazione obbligatoria.
Ora, detto ricorso è dichiarato dalla Corte di Cassazione inammissibile.
Va immediatamente precisato, peraltro, come i Supremi giudici, nell’ordinanza de qua, non abbiano approfondito nel dettaglio la censura relativa all’assoggettamento o meno del procedimento di revoca dell’amministratore di condominio all’obbligatorietà della mediazione; infatti, il provvedimento in commento si concentra sul profilo dell’inammissibilità della censura rivolta al decreto impugnato, analizzandone la natura intrinseca.
Il Giudice della legittimità, in effetti, richiamando la già citata Cass. n. 15706 del 2017 (ma anche Cass. n. 9348 del 2017, Cass. n. 2986 del 2012, Cass. n. 14524 del 2011 e financo Cass. SS. UU. n. 20957 del 2004), ribadisce che il decreto con il quale la Corte d’Appello provvede sul reclamo avverso il decreto del Tribunale in tema di revoca dell’amministratore di condominio (art. 1129 c.c. e art. 64 disp. att. c.c.), è caratterizzato dalla natura propria di provvedimento di volontaria giurisdizione.
Con la conseguenza, pertanto, dell’inammissibilità del ricorso straordinario per Cassazione, ex art. 111, co. 7, Cost., avverso il predetto decreto. Il ricorso in parola, precisa la Corte, risulta invece ammissibile soltanto avverso la statuizione relativa alla condanna al pagamento delle spese del procedimento (dal momento che, in tal caso, il provvedimento oggetto di censura riguarda posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo).
Secondo l’ordinanza, dunque, il decreto con cui la Corte d’Appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di revoca dell’amministratore di condominio, abbia a dichiarare l’improcedibità della domanda per il mancato esperimento del procedimento di mediazione:
innanzitutto, non costituisce “sentenza”, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 111, co. 7, Cost., risultando sprovvisto dei necessari caratteri della definitività e decisorietà, in quanto trattasi di provvedimento non recante alcun giudizio in merito a fatti controversi;
in secondo luogo, dal momento che il decreto in parola “…non pregiudica il diritto del condomino ad una corretta gestione dell’amministrazione condominiale, né il diritto dell’amministratore allo svolgimento del suo incarico”, non si tratta, evidentemente, di provvedimento suscettibile di acquisire forza di giudicato, non rilevando, in senso contrario, la motivazione del ritenuto ostacolo pregiudiziale all’esame della domanda giudiziale: ciò in quanto, secondo i Supremi giudici, la pronuncia di improcedibilità, comunque motivata, resta pur sempre inserita in un provvedimento non decisorio sul rapporto sostanziale e non impugnabile, e, pertanto, non può costituire autonomo oggetto di impugnazione.
L’ordinanza in parola, con riferimento al procedimento di revoca giudiziale dell’amministratore di condominio, richiamando Cass. SS. UU n. 20957 del 2004 e Cass. n. 14524 del 2011, sottolinea come lo stesso rivesta carattere di eccezionalità ed urgenza (oltre ad essere sostitutivo della volontà assembleare); come risulti altresì ispirato all’obiettivo di garantire una rapida ed efficace tutela ad una corretta gestione dell’amministrazione condominiale (a fronte del pericolo di grave danno derivante da determinate condotte dell’amministratore), e come, pertanto, sia necessariamente improntato a celerità, informalità ed ufficiosità.
Sulla base di detti caratteri, il provvedimento de quo non riveste alcuna efficacia decisoria e lascia salva al mandatario revocato la facoltà di chiedere la tutela giurisdizionale del diritto provvisoriamente inciso, naturalmente facendo valere le sue ragioni attraverso un giudizio a cognizione piena.
Ciò posto, e con riferimento alla questione che in questa sede particolarmente interessa, relativa all’assoggettamento o meno, del procedimento di revoca dell’amministratore di condominio, all’obbligatorietà della mediazione, la Suprema Corte osserva esclusivamente quanto di seguito sintetizzato.
Come detto, a seguito della riforma della materia condominiale operata dalla legge 220/2012, l’art. 71 – quater, disp. att. c.c. precisa che per “controversie in materia di condominio”, ai sensi dell’art. 5, co. 1 – bis, D.lgs 28/2010, debbano intendersi, fra le altre, quelle degli artt. da 61 a 72 disp. att. c.c.
Tra tali controversie è quindi compreso anche il procedimento di revoca dell’amministratore di condominio ex art. 64 disp. att. c.c.
Come in precedenza già accennato, peraltro, l’art. 5, co. 4, lett. f), D.lgs. 28/2010 inequivocabilmente dispone che l’obbligatorietà del tentativo di mediazione non opera nei procedimenti in camera di consiglio, e, sul punto, l’ordinanza in commento osserva che il giudizio di revoca dell’amministratore di condominio è un procedimento camerale plurilaterale tipico.
Ciò che la Suprema Corte sembra dunque interessata a porre in rilevo è la difficoltà ermeneutica, derivante da un’interpretazione sistematica del disposto degli artt. 71 – quater disp. att. c.c. e 5, co. 4, lett. f), Dlgs. 28/2010, in merito alla questione dell’assoggettabilità del giudizio di revoca dell’amministratore di condominio all’obbligatorietà della mediazione.
Ciò premesso, tuttavia, l’ordinanza non prende esplicitamente posizione su tale questione, pur dovendosi rilevare come, considerandosi nella stessa in termini di “inequivocità” la disposizione – di cui al citato art. 5, co. 1 – bis, D.lgs 28/2010 – secondo cui il meccanismo della condizione di procedibilità non si applica nei procedimenti in camera di consiglio, sembrerebbe che la Cassazione militi, effettivamente, a favore della tesi in forza della quale il procedimento volto alla revoca dell’amministratore di condominio non soggiaccia al tentativo di mediazione da intendersi in termini di condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
Come si vede, la questione appare ancora lontana da una definizione in grado di dissipare completamente le “nebbie”, che, come fin troppo spesso accade nel nostro ordinamento, rendono oltremodo difficile (e nel concreto aleatoria…) l’individuazione dei contorni giuridici esatti della fattispecie in esame.
Dott. Luigi Majoli

Di seguito si riporta il testo integrale dell’ordinanza:

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 2
Ordinanza 18 gennaio 2018, n. 1237

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –
Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –
Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –
Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –
Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22429/2016 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PANTELLERIA 14, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CANCARO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

F.L.;

– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 29/07/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 30/11/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.
Svolgimento del processo – Motivi della decisione
La ricorrente B.E. impugna, articolando un unico motivo di ricorso, il decreto del 29 luglio 2016 della Corte d’Appello di Palermo, che ha rigettato il reclamo proposto dalla stessa B. avverso il provvedimento del Tribunale di Palermo reso in data 6 maggio 2016, con il quale era stata dichiarata improcedibile la domanda di revoca giudiziale di F.L. dall’incarico di amministratore del Condominio (OMISSIS), non avendo partecipato la ricorrente all’incontro davanti al mediatore agli effetti del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28.
L’intimata F.L. non ha svolto attività difensive.
La Corte d’Appello di Palermo ha aderito all’interpretazione del Tribunale, secondo cui il procedimento di mediazione obbligatoria è applicabile anche al giudizio di revoca dell’amministratore di condominio, nonostante si tratti di procedimento in camera di consiglio, stante la previsione dell’art. 71 quater disp. att. c.c.; ha quindi aggiunto che la mancata comparizione della ricorrente nell’incontro davanti al mediatore equivalesse a mancato avveramento della condizione di procedibilità.
B.E. deduce la violazione degli artt. 64 e 71 quater c.c., nonchè del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, comma 4, lett. f, affermando che il decreto impugnato abbia natura di sentenza e contestando che al procedimento di revoca dell’amministratore di condominio possa applicarsi l’istituto della mediazione obbligatoria.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso proposto da B.E. potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
La ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.
Secondo consolidato orientamento di questa Corte, è inammissibile il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., avverso il decreto con il quale la corte di appello provvede sul reclamo avverso il decreto del tribunale in tema di revoca dell’amministratore di condominio, previsto dall’art. 1129 c.c., e art. 64 disp. att. c.c., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione; tale ricorso è, invece, ammissibile soltanto avverso la statuizione relativa alla condanna al pagamento delle spese del procedimento, concernendo posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo (Cass. Sez. 6 – 2, 23/06/2017, n. 15706; Cass. Sez. 6 – 2, 11/04/2017, n. 9348; Cass. Sez. 6 – 2, 27/02/2012, n. 2986; Cass. Sez. 6 – 2, 01/07/2011, n. 14524; Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957). E’ dunque inammissibile la censura che B.E. rivolge al decreto impugnato, sotto forma di vizio in procedendo, diretta a sindacare la decisione sulla questione della soggezione del giudizio di revoca dell’amministratore di condominio al procedimento di mediazione ai sensi del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28.
E’ vero infatti che l’art. 71 quater disp. att. c.c., (introdotto dalla L. 11 dicembre 2012, n. 220) precisa che per “controversie in materia di condominio”, ai sensi del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, art. 5, comma 1, si intendono, tra le altre, quelle degli artt. da 61 a 72 disp. att. c.c., (essendo l’art. 64 disp. att. c.c., relativo, appunto, alla revoca dell’amministratore). Per contro, l’art. 5, comma 4, lett. f, (come sostituito dal D.L. n. 69 del 2013, conv. in L. n. 98 del 2013) del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, è inequivoco nel disporre che il meccanismo della condizione di procedibilità, di cui ai commi 1 bis e 2, non si applica nei procedimenti in camera di consiglio, essendo proprio il giudizio di revoca dell’amministratore di condominio un procedimento camerale plurilaterale tipico.
Nell’interpretazione di questa Corte, di cui ai richiamati precedenti, si spiega, tuttavia, come il procedimento di revoca giudiziale dell’amministratore di condominio: 1) riveste un carattere eccezionale ed urgente, oltre che sostitutivo della volontà assembleare; 2) è ispirato dall’esigenza di assicurare una rapida ed efficace tutela ad una corretta gestione dell’amministrazione condominiale, a fronte del pericolo di grave danno derivante da determinate condotte dell’amministratore; 3) è perciò improntato a celerità, informalità ed ufficiosità; 4) non riveste, tuttavia, alcuna efficacia decisoria e lascia salva al mandatario revocato la facoltà di chiedere la tutela giurisdizionale del diritto provvisoriamente inciso, facendo valere le sue ragioni attraverso un processo a cognizione piena (pur non ponendosi questo come un riesame del decreto) (Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957; Cass. Sez. 6 – 2, 01/07/2011, n. 14524). Pertanto, il decreto con cui la Corte d’Appello in sede di reclamo su provvedimento di revoca dell’amministratore di condominio, dichiari improcedibile la domanda per il mancato esperimento del procedimento di mediazione D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, ex art. 5, comunque non costituisce “sentenza”, ai fini ed agli effetti di cui all’art. 111 Cost., comma 7, essendo sprovvisto dei richiesti caratteri della definitività e decisorietà, in quanto non contiene alcun giudizio in merito ai fatti controversi, non pregiudica il diritto del condomino ad una corretta gestione dell’amministrazione condominiale, nè il diritto dell’amministratore allo svolgimento del suo incarico. Trattasi, dunque, di provvedimento non suscettibile di acquisire forza di giudicato, a nulla rilevando la motivazione del ritenuto ostacolo pregiudiziale all’esame della domanda giudiziale, atteso che la pronuncia di improcedibilità, comunque motivata, resta pur sempre inserita in un provvedimento non decisorio sul rapporto sostanziale e non impugnabile, e non può pertanto costituire autonomo oggetto di impugnazione.
Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile.
Non occorre provvedere sulle spese del giudizio di cassazione, perchè l’intimata F.L. non ha svolto attività difensive.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater, del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 2 Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 gennaio 2018

Corso base per mediatore civile a Roma

Corso Base per Mediatore Civile

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Quota di partecipazione: € 600,00 – in offerta a 490€ per chi si iscrive entro il 30 aprile 2018

PROGRAMMA
I Giornata
La nozione di mediazione. Mediazione facilitativa e valutativa.
Le differenze con l’arbitrato e con il giudizio.
L’evoluzione della mediazione nell’ordinamento UE e in quello interno: dalla direttiva 52/2008CE al D.lgs 28/2010 e al DM 180/2010.
La sentenza 272/2012 Corte cost. e la reintroduzione della mediazione con il “decreto del fare”.
Il nuovo modello di mediazione civile e commerciale.
Tipologie di mediazione: obbligatoria, facoltativa, delegata, da clausola contrattuale.
Gli attori della mediazione: il mediatore, le parti e gli avvocati che le assistono.
II Giornata
Il procedimento di mediazione in generale: le fasi.
In particolare: l’istanza di mediazione, la sua comunicazione alle parti chiamate ed i suoi effetti.
Tecniche di mediazione e gestione del conflitto.
Gli ostacoli nella mediazione.
Tecniche di comunicazione del mediatore.
Role playing con analisi di casi pratici e simulazione di mediazione.
III Giornata
L’avvio del procedimento. Sessione congiunta e sessioni separate.
Il ruolo dell’Avvocato in mediazione: in particolare, gli obblighi di informativa.
La competenza territoriale e la sua derogabilità.
I termini del procedimento.
Il primo incontro: analisi dell’art. 8, D.lgs 28/2010.
La riservatezza nel procedimento di mediazione. Questioni controverse in merito.
L’accordo tra le parti e gli effetti del verbale di conciliazione.
IV Giornata
Il regime delle spese e delle indennità di mediazione. La “gratuità” del primo incontro.
I benefici fiscali previsti dal D.lgs 28/2010.
Il discorso introduttivo.
La sessione congiunta iniziale.
Le sessioni riservate e la sessione congiunta finale.
Il verbale di conciliazione e l’accordo delle parti.
La proposta valutativa del mediatore.
Role playing con analisi di casi pratici e simulazione di mediazione.
V Giornata
La normativa vigente alla prova dei fatti: analisi critica.
Il contributo fornito dalla giurisprudenza.
In particolare: la mediazione delegata dal giudice e la proposta ex art. 185 – bis c.p.c.
I principi di partecipazione personale delle parti e di effettività del tentativo di mediazione.
Le conseguenze della mancata partecipazione alla mediazione nel successivo giudizio.
VI Giornata
Analisi riassuntiva delle principali tematiche affrontate.
Dibattito conclusivo e chiarimenti da parte dei formatori.
Prova teorica.
Prova pratica.

Formatori:
Avv. Marco Marianello: Avvocato abilitato al Patrocinio presso la Corte Suprema e le Giurisdizioni Superiori. Attività di consulenza legale, redazione di pareri e contratti, assistenza stragiudiziale in materia di diritto dei consumatori, bancario, finanziario e societario. Assistenza giudiziale in materia di diritto dei consumatori, bancario e finanziario. Mediatore Civile e Formatore per mediatori. Specializzazioni in Diritto Bancario, Diritto finanziario, Diritto dei consumatori e ADR

Dott. Luigi Majoli: laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Ha svolto attività didattiche e di ricerca presso diversi istituti, dedicandosi principalmente alle problematiche relative al processo civile. Ha curato svariati corsi di preparazione a concorsi pubblici banditi dagli enti locali. Mediatore professionista dal 2011, svolge la propria attività presso l’organismo di mediazione ADR Intesa di Roma. Ha gestito innumerevoli procedimenti di mediazione. Autore di diverse pubblicazioni ed articoli in tema di mediazione, è iscritto nell’elenco dei formatori tenuto presso il Ministero della Giustizia. Svolge regolarmente attività di formazione, con particolare riferimento ai corsi corsi di aggiornamento obbligatori per i mediatori civili.

Sede corso: ADR Intesa – via Fregene 9 – Roma
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La mediazione in materia condominiale – accreditato COA Firenze

Convegno
La Mediazione in materia condominiale:
spunti, riflessioni, vantaggi
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Convegno organizzato da
ADR Intesa in collaborazione con Federmanager Toscana

Interventi e relatori
1. Introduzione: dott. Salvatore Zambrino (Responsabile di ADR Intesa) e Valter Quercioli (Presidente di Federmanager Toscana)
2. Le responsabilità occulte dell’amministratore di Condominio
3. L’usucapione di parti comuni condominiali alla luce della recente giurisprudenza
4. Clausole di mediazione e regolamento condominiale
5. Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: i diversi orientamenti giurisprudenziali a confronto

Relatori:
Avv. Luca Santarelli – Avvocato del Foro di Firenze
Avv. Aniello Iervolino – Avvocato del Foro di Firenze
Avv. Marco Marianello – Avvocato del Foro di Roma, Mediatore Civile e Formatore per Mediatori Civili
Dott. Luigi Majoli – Mediatore Civile e Formatore per Mediatori Civili

POSTI LIMITATI – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
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ADR Intesa organizza, nella sua sede di Roma, in via Fregene 9, Il corso di aggiornamento per Mediatori Civili. Il corso, della durata di 18 ore, si terrà il 9 e 10 febbraio 2018 ed è aperto a tutti i Mediatori Civili, che hanno la necessità di assolvere l’obbligo formativo previsto dalla legge. Durante il corso verranno analizzati, oltre all’attuale normativa, i più recenti orientamenti giurisprudenziali e, in particolar modo, la materia del consumo.
Il corso vale anche per Conciliatore specializzato in materia di Consumo.

Corso accreditato dal CNF
Sede corso: ADR Intesa – via Fregene 9 – Roma
data: 9 e 10 febbraio 2018 – h: 9.00/19.00
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corso di aggiornamento per mediatore civile

Corso per Conciliatore in materia di Consumo – accreditato CNF

Corso per Conciliatore in materia di Consumo – 9/10 febbbraio 2018

Dal 1° gennaio 2017 è stato introdotto il tentativo obbligatorio di conciliazione per le vertenze in materia di energia e gas, così come era già previsto per le controversie nell’ambito delle telecomunicazioni. Come per la mediazione civile e commerciale, anche per le materie del consumo la mediazione diventa quindi condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Per i mediatori si apre perciò un ulteriore spazio per svolgere la propria attività di conciliazione. Per diventare mediatore in materia di consumo è necessario avere una adeguata formazione specialistica. A questo scopo ADR Intesa ha organizzato dei corsi per conciliatore specializzato in materia di consumo.

Il Corso si propone l’obiettivo di attribuire ai partecipanti competenze specialistiche in ambito consumeristico, così come delineate dal D.lgs. n. 130/2015, che ha provveduto ad una regolamentazione organica delle procedure ADR nello specifico settore. La frequenza del corso è anche valida quale aggiornamento obbligatorio per il mantenimento della qualifica di mediatore civile ai sensi del D.M. 180/2010 e successive modifiche (18 ore biennali).

Sono ammessi a partecipare al Corso coloro i quali abbiano i requisiti previsti per l’iscrizione nell’Elenco dei mediatori professionisti ex D.lgs. n. 28/2010 o, in alternativa, i requisiti previsti dal D.lgs. n. 130/2015

Il corso è accreditato dal Consiglio Nazionale Forense

Contenuti del corso: il percorso formativo si articola sull’approfondimento della normativa di settore, sia nazionale che comunitaria, nonché sull’analisi di casi pratici e degli strumenti di tutela stragiudiziale previsti dal Codice del Consumo, secondo il seguente programma:

PRIMA GIORNATA
ore 9.00-13.30 / 14.30-19.00
• Le fonti comunitarie e nazionali.
• Le asimmetrie informative e le clausole vessatorie.
• Lo sviluppo delle competenze trasversali da parte del conciliatore.
• Role-playing ed esercitazioni in aula.

SECONDA GIORNATA
ore 9.00-13.30 / 14.30-19.00
• I contratti del consumatore.
• I rimedi e gli strumenti di tutela.
• I sistemi di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
• I diversi modelli di ADR.
• Role-playing ed esercitazioni in aula.

FORMATORE:
Avv. Marco Marianello – Avvocato abilitato al Patrocinio presso la Corte Suprema e le Giurisdizioni Superiori, negli anni ha maturato diverse esperienze accademiche: cultore di diritto privato e diritto civile presso Università La Sapienza, Università Roma 3, Università della Tuscia; contrattista in diritto civile presso Università Roma 3; professore a contratto in diritto privato presso Università della Tuscia e Università di Cassino; assegnista di ricerca in diritto privato presso Università di Brescia. Conciliatore e mediatore, specializzato in materia di consumo, presso Arbitra Camera, già Camera Arbitrale di Roma e in materia di diritto dell’energia presso l’Autorità Garante dell’Energia Elettrica e del Gas. Da gennaio 2007 è componente del comitato scientifico della Camera arbitrale nazionale ed internazionale presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Ha inoltre svolto l’attività di conciliatore in materia di diritto finanziario presso la Co.n.so.b.
Dal 2011 è formatore teorico e pratico in materia di mediazione civile e commerciale nei corsi per mediatore professionista e per formatore di mediatori, nonché nei relativi percorsi di aggiornamento. Autore di numerose pubblicazioni giuridiche, in materia di cartolarizzazione, responsabilità degli intermediari, contratti bancari, ADR.

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